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Pubblica il suo romanzo Io che miro il tondo (Feltrinelli).

QUESTA E' UNA RUBRICA DI SEGNALAZIONI DI LETTURE. DI OGNI OPERA QUI SEGNALATA SI POTRA' TRATTARE A DIVERSO TITOLO ANCHE IN ALTRA PARTE DEL GIORNALE, NELLO STESSO O IN UN FUTURO NUMERO DELL' ESPRESSO

LA FAVOLA DEL CANTAUTORE

In questa stagione stranamente povera di nuovi talenti narrativi, in cui persino gli scrittori più dinamici sembrano in letargo, o almeno disorientati, la ricerca del documento di costume, della testimonianza, del racconto bizzarro o curioso per certi aspetti particolari, s'allarga. Gian Giacomo Feltrinelli annuncia due titoli che rientrano in questa tendenza. Il primo, che uscirà in dicembre, è "lo che miro il tondo", un romanzo di Don Backy, luogotenente di Adriano Celentano, e cantautore di vari successi fra cui "L'immensità" e "Poesia". Il manoscritto arrivò sul tavolo della redazione nella primavera scorsa: era vergato sul più variopinto campionario di carta che sia possibile immaginare, tutto d'un fiato, con una punteggiatura ridotta al minimo e senza nessun a capo. Feltrinelli, in partenza per Cuba, se lo volle portare dietro come viatico, e al suo ritorno fu firmato il contratto. Sul manoscritto sono state apportate poche modifiche: suddivisione in capitoli (e per ogni capitolo un'epigrafe), marginatura dei periodi, qualche virgola o punto e virgola in più. Ma il linguaggio è tutto di Backy e Enrico Filippini dice che per certi aspetti gli ricorda "Il capriccio italiano" di Edoardo Sanguineti. Dentro c'è la descrizione d'un viaggio immaginario alle Bahamas, un'America volutamente oleografica (la musica di Louis Armstrong e di Bob Dylan, i gangsters, le bambole, le partite a poker, i pestaggi, Fred Astaire e June Allison irnpegnati in una maratona di danza), Milano, i barboni, il Clan. E' il libro di chi ha letto poco e scritto pochissimo, ed il suo interesse sta tutto in ciò che propone fra le righe: un modo di vivere e rappresentare la favola dentro la favola, il valore di certi sentimenti (la lealtà, l'amore, l'amicizia), un pessimismo lucido e totale e soprattutto l'ossessione della morte.

« Portamelo quando hai trovato il pazzo che te lo pubblica » disse a Backy Celentano, che ha scritto l'introduzione nello stesso linguaggio ricco di metafore accessibile se non a tutti, almeno al pubblico dei suoi fans.

 

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