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Rosario: Concerto al Politeama

ascoltare "Vent'anni" per chi ne ha 35 è imparare a crescere, vivere e ad apprezzare le cose più semplici e più belle della Vita, sentirsi "padroni del Mondo".
Ascoltare "Il Mestiere delle Canzoni" per chi ha deciso di fare della sua Vita un Palcoscenico è solo Magia.
"Cultura da strada" è incredibilmente l'emozione che provo, spostandomi per tutta Italia tra una piazza e l'altra, tra una festa sacra e paesana con i miei costumi, le mie parrucche, i miei personaggi, il pubblico di strada che cambia di sera in sera, cosa dirti di "Alberghi" quando canti che ci si chiude con le proprie solitudini e le malinconie, mi ci identifico da buon comico che sà far ridere la gente, ma che tolta la maschera ha sempre quel velo di tristezza, solo Tu potevi scrivere una canzone come "Candida", perchè anche Tu ne hai scritto di belle...... "Canzoni".
"Che strano" è una poesia, una dichiarazione d'amore meravigliosa.
Ma mi hai fregato, pensavo che L'Istrione sarebbe stata per sempre la mia canzone, ma mi sbagliavo, non potevo mai immaginare che con "L'Artista" Tu potessi farmi piangere dall'inizio alla fine ed ogni volta che io ascolto questa canzone, chiudo gli occhi e rivivo quei momenti dei quali vorrei vivere e morire!

Lunedì 18 Ottobre 2010

Liliana Cuneo: Grande Don Bachy

Ho avuto il piacere di risentire un Grande Uomo ed Artista.

Nel Tuo Cd non Ti sei smentito (ma questo lo sapevo gia) su questo non avevo dubbi.Mi hai accompagnato nella fanciullezza ed ora nella mia età non più da ragazzina.Mi sei sempre rimasto nel cuore.Ti ho seguito nel Tuo percorso al di fuori della musica.Grazie di averci regalato nuove emozioni col nuovo CD.Liliana

Lunedì 30 Agosto 2010

michele rocco: il mestiere delle canzoni

Ho più volte ascoltato tutti i brani, sono fantastici. Quello che mi ha colpito maggiormente, è " che strano". Mi piace da morire. Grazie, Don Backy, per le emozioni che continui a regalarci. Michele Rocco 

Giovedì 26 Agosto 2010

maria antonietta: segnalazione per il webmaster

 

Riferendomi alla recensione "Alberghi" inviata alcuni minuti or sono, metto in evidenza che non viene visualizzato del tutto il gruppo di parole: 'L'uomo diventa se stesso da solo col suo ***'. Ciò dicasi per la terzultima riga: non viene visualizzata la parola pro***.
Cordialità.

Lunedì 16 Agosto 2010

maria antonietta: alberghi

 

Ho esaminato il testo della canzone "Alberghi".
Le descrizioni sono scaturite verosimilmente dalle tue esperienze di cantante girovago. Sbaglio di grosso? Leggi egualmente. Qui non impongo. Espongo.

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E' notte, negli alberghi? Qualcuno "forse dormirà senza affetti", un altro noterà "una grinza allo specchio".
Poi trovo: solitario, malinconico, indifferente, impersonale...
L'introduzione non promette ciò.
Leggete. "Gli alberghi sono luoghi piuttosto misteriosi, ci si svolgono riti e culti fantasiosi". Versi che fanno presagire descrizioni inaspettate ed incredibili. Le attese sono deluse da un'attenuazione... Dopo la grandiosità iniziale, l'estro del poeta ci dà: malinconia, solitudine, bugie.
Embè, direte voi? Meditare bugie e malinconie, è un rito sui generis. Allora possiamo asserire che, nell'albergo-tempio, l'uomo diventa veramente se stesso, da solo col suo ***. Usa dire che siamo nati soli e che moriremo da soli...
*** è un termine fuor di misura? Dipende da come si guardano, le cose.
Il *** è un'appendice attaccata ad un uomo che non è soltanto materia.
Osservateli, 'sti sessi. Non sembrano vagabondi in cerca di una dimora definitiva? Vagabondi nostalgici?
"Chiusa a chiave la stanza, ci si sbracherà".
Sbracarsi è qualcosa fatto per libero impulso, senza costrizioni altrui. Sono laccioli slacciati. Membra elastiche messe in modo naturale. Oscene? Leggete 'Il libro dell'Es' di Groddeck.
Sbracarsi è contegno scolastico diventato contegno del guardiacaccia, vedi "L'amante di Lady Chatterley".
Toh! Lawrence lo scrisse durante un soggiorno in Toscana. Osservo le fattezze del menestrello. Magari Herbert trasse ispirazione da un antenato del nostro.
Andiamo avanti. Una porta spalancata e una cameriera che mente: "Non c'era il cartellino". Il vostro pensiero è corso ad Eva, a colei che istiga al male? Ma non è, anche questo, amore di una gradazione particolare? Non bruciamola viva. Ognuno ha i propri tempi.
Alberghi, e una moltitudine in movimento.
"Cento porte che sfociano e quando parti, non ti fila nessuno".
Forse hanno paura di filarci? Siamo inquadrati in ruoli? Siamo inamidati? Il menestrello è rimasto poco in ammollo e li ha filati: "Quelli senza stelle sono i più interessanti e ne sanno brutte e belle".
Proseguiamo. "Un altro dormirà in quel che è stato anche il tuo letto". Ci avete fatto caso? In albergo ci conformiamo a cose che di solito non accettiamo nella nostra abitazione. Volentieri fareste distendere uno sconosciuto sul vostro letto? Mettereste sulla rete un materasso su cui è giaciuto un gran numero di persone di cui ignorate l'identità? Il poeta dice: "S'impara molto in queste stanze". S'impara anche che possiamo mutare secondo le circostanze?
Ora osservate ciò che ho trovato nella poesia: spazzolini abusati, lavandini ossidati, lamette arrugginite, giornali ingialliti... Spazzolini, lavandini, lamette e giornali che si sono dati del tutto e non si lamentano per l'abbandono. Altruismo puro? Chi può dirlo? Alcuni si danno per non sentirsi inutili.
Ecco un paio di calze sfilacciate. Qui non ha poetato su una stracciona, ma sulla "calda carnalità" di una sconosciuta. Mi sta balzando alla mente un'opera d'Italo Svevo, ma non divago.
Sono giunta agli ultimi quattro versi conclusionali.
Conclusionale è un termine tecnico adatto ad un pro***? Ma, infatti, tira aria di "pro***"...
Metto da parte il testo della canzone. Riaccendo. Riascolto lui e la musica.
Mi congratulo.
Ad maiora, da
hanto,it

Lunedì 16 Agosto 2010

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